Giulio dorme sul prato, proprio sotto un grande albero del Parco del Mincio. Qualcosa d’un tratto lo sveglia, si stiracchia e scopre che tutto intorno a lui è diverso da come lo ricordava. Quando, quel pomeriggio, si era steso sull’erba, il sole era luminoso e dolce, il cielo azzurro e la terra calda sotto di lui. Oltre i suoi piedi, un po’ distante, c’era il fiume calmo e chiaro, dietro la sua testa la città con i suoi muri e i suoi tetti. Ora, invece, tutto è bianco, avvolto da un vapore freddo e odoroso. Giulio si guarda intorno, ma vede ben poco, cerca un riferimento, qualcosa da riconoscere o che gli indichi la via di casa: non trova nulla. Gli occhi gli pungono per le lacrime, in gola ha un sapore secco e amaro, si sente smarrito finché non si accorge di una signora seduta sulla panchina poco distante da lui. Giulio si avvicina in fretta, lei nemmeno lo guarda perché è troppo concentrata a fumare una pipa sottile dalla quale non esce fumo, ma nebbia. Nebbia, tantissima nebbia. Proprio quella nebbia, quel vapore freddo e odoroso che tutto nasconde. Più fuma, più il mondo
intorno sparisce.
«Signora, ma perché lo fa?» le chiede Giulio avvicinandosi.

Questo l’incipit di Francesca Scotti per l’iniziativa, promossa dal Festivaletteratura di Mantova, intitolata Giovani racconti d’autore. I ragazzi dagli 11 ai 15 anni, o le classi delle medie e del biennio delle superiori, possono scegliere questo o uno degli altri undici di altrettanti scrittori, per completare un racconto con cui presentare il Festivaletteratura 2018: non un concorso, ma un modo per stimolare creativamente i ragazzi a ripensare alla loro città e all’ambiente che vivono ogni giorno in chiave narrativa.

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