Questa la motivazione di Maria Teresa Carbone, che ringraziamo per la fiducia e per l’appoggio:

«Da decenni l’editoria italiana è cauta verso i racconti, ritenuti rischiosi per le vendite. Eppure, la forma breve è centrale nella nostra letteratura anche recente: raccolte di autori come Buzzati, Landolfi, Maraini, hanno vinto lo Strega, fino alle soglie degli anni 2000. Oltre un quarto di secolo è passato da allora: un silenzio da interrompere, se è vero che il premio ha il compito di stimolare la pluralità delle voci letterarie contemporanee. È questo un motivo – non certo l’unico – per cui propongo convintamente La stagione delle case vuote di Francesca Scotti (Hacca). La raccolta è composta di sedici racconti, autonomi ma percorsi da un unico filo emotivo: un senso di mancanza e di perdita, che la forma-racconto, basata sull’ellissi, accentua e valorizza. A questa tonalità di fondo si aggiunge un altro elemento importante: l’influenza della cultura giapponese, cui l’autrice è profondamente legata. In tutti i testi, alcuni dei quali ambientati in Giappone, l’accostamento fra la nitidezza luminosa delle descrizioni e una malinconia oscura e laterale rimanda a quella tradizione narrativa, rendendo La stagione delle case vuote un contributo di notevole originalità nella produzione italiana di oggi.»